“Pazzianno cu Cechov” all'associazione ALI
E’possibile recitare con successo in lingua napoletana le opere di Cechov, sommo drammaturgo e commediografo russo vissuto nella seconda metà dell‘800 ? Beh, sembrerebbe proprio di sì; almeno a giudicare dalla positiva prova offerta dal collettivo teatrale “Il Resto del Minimo” di Napoli, che, attraverso lo spettacolo “Pazzianno cu Cechov”, nei giorni scorsi si è esibito sul palcoscenico dell’associazione ALI nell’ambito del 2° Festival Teatro Amatoriale di Villaricca.
Lo spirito giocoso dell’iniziativa, dichiarato esplicitamente nel titolo, è valso ad accrescere il valore culturale dell’operazione: grazie ad un uso disinvolto del napoletano misto all’italiano, il pubblico – accorso numeroso ad ammirare i vincitori della scorsa edizione del concorso teatrale ALI – ha potuto accostarsi senza timori reverenziali a un autore non difficile ma certamente poco rappresentato dalle compagnie amatoriali locali. D’altra parte, lo stesso escamotage narrativo utilizzato per unire i vari momenti della rappresentazione è risultato del tutto naturale: il regista di un laboratorio teatrale, per impegni imprecisati, è costretto a disertare le prove, lasciando così liberi gli allievi di cimentarsi autonomamente nell’interpretazione di alcuni brani tratti dal ricco repertorio cechoviano.
In questo modo si sono susseguiti, uno dopo l’altro, frammenti di farse, commedie, monologhi e vaudeville, accompagnati, qua e là, dagli interventi musicali di Simone De Simone al violoncello e di Francesco Guidoni alla chitarra e intervallati sistematicamente da rituali pause-caffé. Gli attori – Antonio Capaldo (anche regista della pièce), Gabriela Guerra, Marco Multari, Ciro Zangaro, Laura Correale, Antonella Piccolo e Daniela Giglio – hanno indossato, di volta in volta, in maniera convincente i panni di vecchi attori e di vittime delle donne, di vedovelle e di spose promesse, di creditori e di servitori, alternando riflessioni sulla vita a considerazioni sul teatro e sull’essenza dell’attore. Tale “impianto” artistico, chiaramente ispirato alla tradizione novecentesca del “metateatro”, ovvero del teatro che parla di se stesso (si pensi, ad esempio, a “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello), in questa circostanza è stato anche “arricchito”, in quanto si è “fuso” con la vena ironica dell’autore Anton Pavlovic Cechov. E così, lo spettacolo che n’è scaturito si è dimostrato estremamente piacevole ed è riuscito a mettere in luce alcuni talenti che d’amatoriale hanno veramente poco.
Enzo Langellotti